Gianni Padovani | IL NOSTRO IMPEGNO SUL TERRITORIO!
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IL NOSTRO IMPEGNO SUL TERRITORIO!

IL NOSTRO IMPEGNO SUL TERRITORIO!

Bisogna tornare all’idea che la politica si fa nel territorio stando vicino alle persone. La politica fatta senza il contatto con la base e con il territorio è deleteria per la democrazia.
Le leggi degli ultimi anni tendono a ribaltare un rapporto tradizionale tra base e vertice. Trasferendo il potere ai capi e sottraendolo all’elettorato. Attenzione, perché il passaggio dalla democrazia alla monocrazia può avvenire senza accorgercene. Le province non sono state abolite. Per la verità si sono abolite l’elezione dei consigli provinciali. Cioè gli enti elettivi, mentre le giunte comunali e regionali non sono più nominate dai consigli ma dai sindaci e dai governatori, eletti sì direttamente ma in coalizioni o liste dove l’elemento politico prevale su quello personale. I Consigli comunali sono espropriati di ogni facoltà e diventano solo lo spazio per discutere (oltre al bilancio) mozioni, interpellanze e interrogazioni. Io penso che i socialisti debbano presentare una proposta di legge per ribaltare questo squilibrio e per ridare più potere al popolo, agli enti elettivi e meno ai monarchi più o meno assoluti che possono nominare e sostituire i loro assessori, gli enti municipali e regionali e le partecipate. Primo impegno. Ripristinare l’eleggibilità del Consiglio provinciale, anche perché le province non sono state abolite in Costituzione e continuano a mantenere funzioni importanti nel campo della viabilità (strade) e della scuola, attualmente in uno stato di abbandono e di degrado. A mio parere le province come entità non solo geografica, ma anche politica e amministrativa, non possono essere sostituite da nessun’altra istituzione. L’amministrazione dello Stato è organizzata sulla base delle province. Sono provinciali l’informazione, i partiti politici, le associazioni di categoria, perfino le targhe delle automobili. Solo l’amministrazione deve prescinderne? Questa é una forzatura contro la storia e la realtà odierna.
Sono semmai le regioni a dovere essere cambiate. E’ la dimensione regionale che non è passata, che i cittadini sentono lontana.
Procedere seriamente all’accorpamento dei piccoli comuni. Si sente parlare di unioni volontarie. Ho qualche dubbio che i piccoli comuni possano volontariamente propendere verso il loro accorpamento. In alcune provincie si son svolti referendum con l’obiettivo dell’unificazione di più comuni e sono stati persi.
Si parla di attenzione al territorio, poi tutto questo si scontra con la realtà sulla nomina del commissario per il terremoto. Ma é possibile che si debba passare da Errani alla De Micheli e non assegnare questo compito a un esponente del territorio?
Un ulteriore elemento di azione politica e amministrativa riguarda lo sciagurato patto di stabilità che ha bloccato gli investimenti. Con tutte le modifiche che sono subentrate i socialisti devono in ogni occasione fare presente che un conto sono le spese correnti altro gli investimenti. Gli investimenti anche quando sono fatti a debito producono Pil e dunque non solo danno lavoro ma riducono il rapporto tra Pil e debito e tra Pil e deficit.
Per ritrovare il contatto con il territorio, bisogna ridare un ruolo ai cittadini che quando entrano in una cabina elettorale devono tornare a fare una scelta che non è solo quella di un partito, ma anche quella di una persona. Il vero potere è quello che passa dall’elettore. Se il potere deriva dal consenso se ne risponde a chi lo ha dato. Se del potere che si ottiene non si deve rispondere a nessuno siamo sul piano della deviazione.
Sostituire la suggestione della “rottamazione” con la concretezza delle esperienze maturate nel governo di municipi e regioni. Da qui deve essere tratta parte della classe dirigente italiana. Aprire le liste elettorali alla presenza di amministratori.
Quindi bisogna tornare all’idea che la politica si fa con il territorio. Senza il territorio si uccide le politica.

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